Poesie

Le poesie che raccolgo in questa pagina toccano temi che hanno esercitato una certa suggestione su di me.

Incomincio con questa poesia-epitaffio dall’ Antologia di Spoon River.

Edgar Lee Masters

George Gray

I have studied many times

The marble which was chiseled for me—

A boat with a furled sail at rest in a harbor.

In truth it pictures not my destination

But my life.

For love was offered me and I shrank from its disillusionment;

Sorrow knocked at my door, but I was afraid;

Ambition called to me, but I dreaded the chances.

Yet all the while I hungered for meaning in my life.

And now I know that we must lift the sail

And catch the winds of destiny

Wherever they drive the boat.

To put meaning in one’s life may end in madness,

But life without meaning is the torture

Of restlessness and vague desire—

It is a boat longing for the sea and yet afraid.

Molte volte ho osservato
il marmo che hanno scolpito per me:
un vascello con la vela ammainata
alla fonda in un porto.
In verità ciò non rappresenta la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché mi fu offerto l’amore e io fuggii
i suoi disinganni;
Il dolore bussò alla mia porta, ma ebbi paura;
mi chiamò l’ambizione, ma le opportunità
mi hanno terrorizzato.
Eppure desidero dare
un significato alla mia vita.
E ora io so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino
dovunque conducano il vascello.
Dare il significato alla propria vita
può finire in follia,
Ma la vita senza significato è la tortura senza requie
e vago desiderio.
È un vascello che anela al mare
e ne ha paura.

Una poesia di Salvatore Quasimodo, dura e necessaria per la nostra coscienza.

Salvatore Quasimodo

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

- t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all’altro fratello:

“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

166.jpgTrieste di Umberto Saba è una delle più belle poesie italiane dedicate a una città. Ho scattato la foto qui accanto nella libreria antiquaria che appartenne a Saba.

Umberto Saba

Trieste

Ho attraversato tutta la città.

Poi ho salita un’erta,

popolosa in principio, in là deserta,

chiusa da un muricciolo:

un cantuccio in cui solo

siedo; e mi pare che dove esso termina

termini la città.

Trieste ha una scontrosa

grazia. Se piace,

è come un ragazzaccio aspro e vorace,

con gli occhi azzurri e mani troppo grandi

per regalare un fiore;

come un amore

con gelosia.

Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via

scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,

o alla collina cui, sulla sassosa

cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

Intorno

circola ad ogni cosa

un’aria strana, un’aria tormentosa,

l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,

ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita

pensosa e schiva.

Una dichiarazione di poetica di Umberto Saba con la quale concordo.

Umberto Saba

Amai

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

[da Mediterranee, 1946]

Amo le poesie dedicate al mare. Eccone due, magnifiche.

Vincenzo Cardarelli

Gabbiani

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,

ove trovino pace.

Io son come loro,

in perpetuo volo.

La vita la sfioro

com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.

E come forse anch’essi amo la quiete,

la gran quiete marina,

ma il mio destino è vivere

balenando in burrasca.

Giorgio Caproni

Spiaggia di sera

Così sbiadito a quest’ora
lo sguardo del mare,
che pare negli occhi
(macchie d’indaco appena
celesti)
del bagnino che tira in secco
le barche.

Come una randa cade
l’ultimo lembo di sole.

Di tante risa di donne,
un pigro schiumare
bianco sull’alghe, e un fresco
vento che sala il viso
rimane.

Un famoso brano dall’Essay on Man di Alexander Pope. L’autore dice cose molto condivisibili.

Alexander Pope

The Proper Study of Mankind

Know then thyself, presume not God to scan;
The proper study of Mankind is Man.
Plac’d on this isthmus of a middle state,
A being darkly wise, and rudely great:
With too much knowledge for the Sceptic side,
With too much weakness for the Stoic’s pride,
He hangs between; in doubt to act, or rest,
In doubt to deem himself a God, or Beast;
In doubt his Mind or Body to prefer,
Born but to die, and reas’ning but to err;
Alike in ignorance, his reason such,
Whether he thinks too little, or too much:
Chaos of Thought and Passion, all confus’d;
Still by himself abus’d, or disabus’d;
Created half to rise, and half to fall;
Great lord of all things, yet a prey to all;
Sole judge of Truth, in endless error hurl’d:
The glory, jest, and riddle of the world!

Dunque, conosci te stesso, non avere la presunzione di scrutare Dio;
Lo studio all’uomo proprio è l’uomo.
Posto su quest’istmo di una condizione media,
Essere oscuramente saggio e rozzamente grande,
Fra troppa conoscenza, secondo gli scettici,
Fra troppa debolezza, secondo l’orgoglio stoico,
Egli è sospeso; in dubbio se agire od oziare,
In dubbio se stimare se stesso un dio o un bruto,
In dubbio se preferire la sua mente o il suo corpo;
Nato solo per morire, non ragiona che per errare;
Simile all’ignoranza è la sua ragione,
Sia ch’egli pensi troppo o troppo poco:
Un caos di pensiero e azione confusi;
Da sé ingannato o disingannato, pure;
Creato a metà per sollevarsi, a metà per cadere,
Gran signore di tutte le cose e tuttavia di tutte preda,
Solo giudice del vero, lanciato in un infinito errare:
Onore, zimbello ed enigma del mondo!

La quinta strofa di questa splendida ode di Wordsworth trasuda neoplatonismo. Non mi convince affatto ma neppure, sul piano poetico, mi disturba.

William Wordsworth

Ode: Intimations of Immortality

The Child is father of the Man;
And I could wish my days to be
Bound each to each by natural piety.

I. There was a time when meadow, grove, and stream,
The earth, and every common sight,
To me did seem
Appareled in celestial light,
The glory and the freshness of a dream
It is not now as it hath been of yore-
Turn whereso’er I may,
By night or day,
The things which I have seen I now can see no more.

II. The Rainbow comes and goes,
And lovely is the Rose,
The Moon doth with delight
Look round her when the heavens are bare,
Waters on a starry night
Are beautiful and fair;
The sunshine is a glorious birth;
But yet I know, where’er I go,
That there hath past away a glory from the earth.

(…)

V. Our birth is but a sleep and a forgetting:
The Soul that rises with us, our life’s Star,
Hath had elsewhere its setting,
And cometh from afar:
Not in entire forgetfulness,
And not in utter nakedness,
But trailing clouds of glory do we come
From God, who is our home:
Heaven lies about us in our infancy!
Shades of the prison-house begin to close
Upon the growing Boy
But he
Beholds the light, and whence it flows,
He sees it in his joy;
The Youth, who daily farther from the east
Must travel, still is Nature’s Priest,
And by the vision splendid
Is on his way attended;
At length the Man perceives it die away,
And fade into the light of common day.

Una celebre poesia del vittoriano Matthew Arnold esprime il disorientamento che segue la svolta secolare del pensiero.

Matthew Arnold

Dover Beach

The sea is calm to-night.
The tide is full, the moon lies fair
Upon the straits; on the French coast the light
Gleams and is gone; the cliffs of England stand;
Glimmering and vast, out in the tranquil bay.
Come to the window, sweet is the night-air!
Only, from the long line of spray
Where the sea meets the moon-blanched land,
Listen! you hear the grating roar
Of pebbles which the waves draw back, and fling,
At their return, up the high strand,
Begin, and cease, and then again begin,
With tremulous cadence slow, and bring
The eternal note of sadness in.

Sophocles long ago
Heard it on the Aegaean, and it brought
Into his mind the turbid ebb and flow
Of human misery; we
Find also in the sound a thought,
Hearing it by this distant northern sea.

The Sea of Faith
Was once, too, at the full, and round earth’s shore
Lay like the folds of a bright girdle furled.
But now I only hear
Its melancholy, long, withdrawing roar,
Retreating, to the breath
Of the night-wind, down the vast edges drear
And naked shingles of the world.


Ah, love, let us be true
To one another! for the world, which seems
To lie before us like a land of dreams,
So various, so beautiful, so new,
Hath really neither joy, nor love, nor light,
Nor certitude, nor peace, nor help for pain;
And we are here as on a darkling plain
Swept with confused alarms of struggle and flight,
Where ignorant armies clash by night.

Il mare è calmo, stanotte.
Alta marea. La luna bianca giace
sopra lo stretto; sulla costa francese il chiarore
brilla e svanisce; le scogliere d’Inghilterra si ergono
scintillanti e vaste nella baia tranquilla.
Vieni alla finestra, dolce è l’aria della notte!
Soltanto, dalla linea lunga di schiuma
Dove il mare incontra la terra sbiancata dalla luna,
Ascolta! senti il fragore stridente
Dei ciottoli, che le onde trascinano, e gettano,
Tornando, sulla riva alta del mare,
Inizia e cessa, e poi di nuovo inizia,
Con lenta cadenza tremula, e porta
Con sé l’eterna nota della tristezza.

Sofocle, nel tempo antico
la udì sull’Egeo, e gli riportò
in mente la torbida marea
dell’umana miseria; e noi troviamo
ugualmente in quel suono un pensiero,
udendola su questo remoto mare boreale.

Il Mare della Fede,
era pure, un tempo, in marea alta; e attorno
alle rive della Terra giaceva, racchiuso
come le pieghe di una cintura risplendente.
Ma adesso altro non sento
che la sua malinconia, un lungo ruggito
che si ritira al respiro del vento della notte,
giù per i vasti e spaventosi bordi
e per i nudi ciottoli del mondo.

Ah, amore mio, restiamo fedeli
l’uno all’altra! perché il mondo, che pare
stendersi dinanzi a noi come una terra di sogni,
così vario, così splendido, così nuovo,
non possiede in realtà né gioia, né amore, né luce,
né certezza, né pace, né sollievo nel dolore;
E siamo qui, come in una piana che s’oscura
sbattuti tra confusi e allarmi di lotte e fughe,
dove eserciti ignoranti si scontrano di notte.

Non è una poesia quella che segue: è una canzone di Chico Buarque del 1976, tradotta in italiano da Ivano Fossati. È un testo sull’inesplicabilità dei comportamenti umani.

Chico Buarque de Hollanda

O que será (À flor da terra)

O que será que será
Que andam suspirando pelas alcovas
Que andam sussurando em versos e trovas
Que andam combinando no breu das tocas
Que anda nas cabeças, anda nas bocas
Que andam acendendo velas nos becos
Que estão falando alto pelos botecos
Que gritam nos mercados, que com certeza
Está na natureza, será que será
O que não tem certeza, nem nunca terá
O que não tem conserto, nem nunca terá
O que não tem tamanho

O que será que será
Que vive nas idéias desses amantes
Que cantam os poetas mais delirantes
Que juram os profetas embriagados
Que está na romaria dos mutilados
Que está na fantasia dos infelizes
Que está no dia-a-dia das meretrizes
No plano dos bandidos, dos desvalidos
Em todos os sentidos, será que será
O que não tem decência, nem nunca terá
O que não tem censura, nem nunca terá
O que não faz sentido

O que será que será
Que todos os avisos não vão evitar
Porque todos os risos vão desafiar
Porque todos os sinos irão repicar
Porque todos os hinos irão consagrar
E todos os meninos vão desembestar
E todos os destinos irão se encontrar
E o mesmo Padre Eterno que nunca foi lá
Olhando aquele inferno, vai abençoar
O que não tem governo, nem nunca terá
O que não tem vergonha, nem nunca terá
O que não tem juízo

Oh che sarà!

(C. Buarque de Hollanda – I. Fossati)

Ah che sarà che sarà che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste e nelle parole
che accende candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni e grida nei mercati
che con certezza sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione ne mai ce l’avrà
quel che non ha rimedio ne mai ce l’avrà
quel che non ha misura.

Ah che sarà che sarà
che vive nell’idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai e dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi

ah che sarà che sarà
quel che non ha decenza ne mai ce l’avrà
quel che non ha censura ne mai ce l’avrà
quel che non ha ragione.
Ah che sarà che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti i figli insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
perfino il Padre Eterno da così lontano
guardando quell’inferno dovrà benedire
quel che non ha governo ne mai ce l’avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l’avrà
quel che non ha giudizio.

Ah che sarà che sarà
quel che non ha governo ne mai ce l’avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l’avrà
quel che non ha giudizio.
Ah che sarà che sarà
quel che non ha governo ne mai ce l’avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l’avrà
quel che non ha giudizio.

Una poesia sulla morte dell’imperatore Adriano, citata nelle celebri Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar

Adriano

Animula vagula blandula…

Piccola anima smarrita e soave

compagna e ospite del corpo

ora t’appresti a scendere in luoghi incolori,

ardui e spogli

ove non avrai più gli svaghi consueti .

un istante ancora

guardiamo insieme le rive familiari

le cose che certamente non vedremo mai più…

cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…

Jorge Luis Borges è uno degli scrittori che non mi stanco di rileggere.

Jorge Luis Borges

Fragmentos de un evangelio apócrifo

3. Desdichado el pobre en espíritu, porque bajo la tierra será lo que ahora es en la tierra.

4. Desdichado el que llora, porque ya tiene el hábito miserable del llanto.

5. Dichosos los que saben que el sufrimiento no es una corona de gloria.

6. No basta ser el último para ser alguna vez el primero.

7. Feliz el que no insiste en tener razón, porque nadie la tiene o todos la tienen.

8. Feliz el que perdona a los otros y el que se perdona a sí mismo.

9. Bienaventurados los mansos, porque no condescienden a la discordia.

10. Bienaventurados los que no tienen hambre de justicia, porque saben que nuestra suerte, adversa o piadosa, es obra del azar, que es inescrutable.

11. Bienaventurados los misericordiosos, porque su dicha está en el ejercicio de la misericordia y no en la esperanza de un premio.

12. Bienaventurados los de limpio corazón, porque ven a Dios.

13. Bienaventurados los que padecen persecución por causa de la justicia, porque les importa más la justicia que su destino humano.

14. Nadie es la sal de la tierra, nadie, en algún momento de su vida, no lo es.

15. Que la luz de una lámpara se encienda, aunque ningún hombre la vea. Dios la verá.

16. No hay mandamiento que no pueda ser infringido, y también los que digo y los que los profetas dijeron.

17. El que matare por la causa de la justicia, o por la causa que él cree justa, no tiene culpa.

18. Los actos de los hombres no merecen ni el fuego ni los cielos.

19. No odies a tu enemigo, porque si lo haces, eres de algún modo su esclavo. Tu odio nunca será mejor que tu paz.

20. Si te ofendiere tu mano derecha, perdónala; eres tu cuerpo y eres tu alma y es arduo, o imposible, fijar la frontera que los divide…

24. No exageres el culto de la verdad; no hay hombre que al cabo de un día, no haya mentido con razón muchas veces.

25. No jures, porque todo juramento es un énfasis.

26. Resiste al mal, pero sin asombro y sin ira. A quien te hiriere en la mejilla derecha, puedes volverle la otra, siempre que no te mueva el temor.

27. Yo no hablo de venganza ni de perdones; el olvido es la única venganza y el único perdón. Hacer el bien a tu enemigo puede ser obra de justicia y no es arduo; amarlo, tarea de ángeles y no de hombres.

29. Hacer el bien a tu enemigo es el mejor modo de complacer tu vanidad.

30. No acumules oro en la tierra, porque el oro es padre del ocio, y éste, de la tristeza y el tedio.

31. Piensa que los otros son justos o lo serán, y si no es así, no es tuyo el error.

32. Dios es más generoso que los hombres y los medirá con otra medida.

33. Da lo santo a los perros, echa tus perlas a los puercos; lo que importa es dar.

34. Busca por el agrado de buscar, no por el de encontrar…

39. La puerta es la que elige, no el hombre.

40. No juzgues al árbol por sus frutos ni al hombre por sus obras; pueden ser peores o mejores.

41. Nada se edifica sobre la piedra, todo sobre la arena, pero nuestro deber es edificar como si fuera piedra la arena…

47. Feliz el pobre sin amargura o el rico sin soberbia.

48. Felices los valientes, los que aceptan con ánimo parejo la derrota o las palmas.

49.Felices los que guardan en la memoria palabras de Virgilio o de Cristo, porque éstas darán a luz a sus días.

50. Felices los amados y los amantes y los que pueden prescindir del amor.

51. Felices los felices.

Frammenti di un Vangelo apocrifo

3. Sventurato il povero di spirito,
perché sotto terra sarà quello che ora è sulla terra.
4. Sventurato chi piange,
perché ormai ha l’abitudine miserabile del pianto.
5. Felici coloro che sanno che la sofferenza non è una corona di gloria.
6. Non basta essere l’ultimo per essere qualche volta il primo.
7. Felice chi non insiste per avere ragione,
perché nessuno la ha o tutti la hanno.
8. Felice chi perdona gli altri e chi si perdona da solo.
9. Beati i mansueti,
perché non accondiscendono alla discordia.
10. Fortunati quelli che non hanno fame di giustizia,
perché sanno che la nostra sorte, avversa o benigna,
è opera del caso, che è inscrutabile.
11. Beati i misericordiosi,
perché la loro gioia sta nell’esercizio della misericordia
e non nella speranza di un premio.
12. Beati coloro che hanno il cuore puro,
perché vedono Dio.
13. Beati coloro che soffrono persecuzioni a causa della giustizia,
perché ad essi importa più la giustizia che il proprio destino umano.
14. Nessuno è il sale della terra;
nessuno, in qualche momento della sua vita, non lo è.
15. Che la luce di una lampada si accenda,
anche se nessuno la vede.
Dio la vedrà.
16. Non c’è comandamento che non può essere infranto,
e anche quelli che dico e quelli che i profeti dissero.
17. Chi uccide per la causa della giustizia,
o per la causa ch’egli crede giusta, non ha colpa.
18. Gli atti degli uomini non meritano né il fuoco né i cieli.
19. Non odiare il tuo nemico, perché se lo fai, sei in qualche modo suo schiavo.
Il tuo odio mai sarà migliore della tua pace.
20. Se ti offenderà la tua mano destra, perdonala;
sei il tuo corpo e sei la tua anima
ed è arduo, o impossibile, stabilire il confine che li divide.
24. Non esagerare il culto della verità;
non c’è uomo che alla fine del giorno,
non abbia mentito a ragione molte volte.
25. Non giurare,
perché ogni giuramento è un’esagerazione.
26. Resisti al male, però senza paura e senza ira.
A chi ti colpisse sulla guancia destra, puoi volgere l’altra,
sempre che non ti muova il timore.
27. Io non parlo di vendette né di perdoni;
l’oblio è l’unica vendetta e l’unico perdono.
28. Fare del bene al tuo nemico può essere opera di giustizia e non è arduo;
amarlo è impresa di angeli, non di uomini.
29. Fare del bene al tuo nemico è il miglior modo di compiacere la tua vanità.
30. Non accumulare oro in terra,
perché l’oro è padre dell’ozio, e questo della tristezza, del tedio.
31. Pensa che gli altri sono giusti o lo saranno,
e se non è così, non è tuo l’errore.
32. Dio è più generoso degli uomini,
e li misurerà con altra misura.
33. Da’ quello che è santo ai cani, getta le tue perle ai porci;
ciò che importa è dare.
34. Cerca per il piacere di cercare,
non per quello di trovare.
39. La porta è quella che sceglie,
non l’uomo.
40. Non giudicare l’albero dai frutti né l’uomo dalle opere;
possono essere peggiori o migliori.
41. Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia,
però il nostro dovere è edificare come se fosse pietra la sabbia.
47. Felice il povero senza amarezza e il ricco senza superbia.
48. Felici i coraggiosi,
coloro che accettano con uguale animo la sconfitta o le palme.
49. Felici coloro che conservano nella memoria parole di Virgilio e di Cristo,
perché queste daranno luce ai loro giorni.
50. Felici gli amati e gli amanti
e quelli che possono prescindere dall’amore.
51. Felici i felici.

(da Elogio dell’ombra, 1969)

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