Una storia della Romania

La storia dei Balcani è stata, nel corso dei secoli, travagliata dai problemi della definizione dell’identità e dello spazio geopolitico delle diverse nazioni che vi convivono. La Romania non fa eccezione e la sintesi della sua storia che ne traccia Ion Bulei, direttore dell’Istituto Romeno di Cultura di Venezia, offre al lettore molti spunti di riflessione sul presente di questo Paese più complesso e culturalmente ricco di quel che sembra.

Ion Bulei, BREVE STORIA DEI ROMENI, Edizioni dell’Orso, Venezia 1999

Insegnanti o studenti fannulloni? Due commenti sullo stato attuale della Scuola

Da “La Provincia Pavese” del 7 giugno 2008

“Nella pubblica amministra­zione esiste una stratificazio­ne di fannulloni che da qual­che anno non produce nulla, pesa sulle tasche degli italia­ni e compromette il futuro del Paese. Questi fannulloni non possono essere cacciati e le armi per indurli al lavoro sono spuntate. Hanno alle spalle sindacalisti molto ag­guerriti che li difendono a spada tratta. Basta!

Di che pauroso girone dan­tesco sto scrivendo? Della scuola. I fannulloni, ahimè, sono gli allievi, da compiange­re per l’abisso di maleducazio­ne e ignoranza in cui rischia­no di finire, spinti incoscien­temente dai loro sindacalisti - i genitori – che si schiera­no al loro fianco incondiziona­tamente e combattono soprat­tutto i docenti seri, quelli che cercano ancora di fare il loro mestiere e magari pretendo­no educazione, attenzione e, orrore, persino impegno e stu­dio.

Ora come ora i sanzionati sono proprio i professori. Sempre più spesso, se un geni­tore si lamenta, vengono subi­to inquisiti dai dirigenti scola­stici e messi in condizione di doversi difendere dall’accusa di essere troppo severi, di chiedere che i ragazzi studi­no.

Perché il dirigente fa così? Perché il cliente ha sempre ragione e la famiglia è il clien­te della scuola. Perché le fa­miglie sono diventate così? Probabilmente sono sole, di­sorientate, senza strumenti culturali, troppo ricche o troppo povere. La conclusio­ne è però che il mondo si è ro­vesciato, siamo nel paese di Lucignolo, il gatto e la volpe hanno l’approvazione delle fa­miglie e Pinocchio resterà per sempre un burattino. Sarà felice il burattinaio!”

Lettera firmata

Il commento del sito La Scuola del 2000

“(…) I problemi citati dall’autore sono sostanzialmente veri: la nostra scuola si dibatte da anni tra la necessità di ottenere rendimenti migliori dagli allievi e la volontà di una larga schiera di pedagogisti di impedire agli insegnanti di svolgere il loro mestiere privandoli degli strumenti idonei per farlo. La stessa disastrosa emergenza dei bulli, oltre che da motivi di ordine sociale, è stata propiziata da anni di buonismo, intendendo con questo termine la deleteria filosofia che ha imposto alla scuola di essere sempre ed in ogni caso dalla parte dell’allievo, di non punirlo, di permettergli di esprimere senza freni la propria personalità. La bocciatura, da strumento di recupero delle conoscenze non acquisite, è ormai diventata un fallimento per l’educatore.

A questo dobbiamo sommare l’introduzione nella scuola di criteri di stampo aziendalista, secondo i quali l’allievo viene visto come un avventore e l’insegnante come il commesso che deve soddisfare i suoi bisogni e le sue necessità (come si fa in un negozio). Questa situazione ha generato il principio secondo il quale le bocciature e la severità non fanno altro che ridurre il numero dei clienti, causando la diminuzione dei finanziamenti all’istituto. Il docente non il linea con questa perversa forma di pensiero viene ormai visto come un fattore negativo, che fa perdere clienti.

Mariastella Gelmini, neo ministro dell’Istruzione, ha recentemente fatto conoscere il suo punto di vista.

Dal lato degli allievi sembra essere partita sulla giusta strada, promettendo di imporre più severità e di instaurare un certo grado di meritocrazia nella loro valutazione, per evitare che l’emergenza si possa trasformare in un disastro. Dal lato degli insegnanti, se ritiene di introdurre criteri di meritocrazia anche per valutare i docenti, cosa perfettamente lecita, deve però prima affrontare due fondamentali questioni.

La prima riguarda l’esigenza di ripristinare seriamente l’autorità della funzione docente, ormai affossata da anni di riforme scolastiche sbagliate. Senza autorità non ci possono essere responsabilità da valutare.

La seconda (molto più difficile) è relativa alla definizione di un corretto metro di giudizio che consenta di stimare il lavoro dell’educatore, senza cadere nell’introduzione di criteri illogici e dannosi come, ad esempio, la customer satisfaction prodotta dell’allievo.

Il mio consiglio è quello di dare uno sguardo al passato, di confrontare la scuola di ieri (più autoritaria, più seria, che forniva conoscenze) con quella di oggi (dove si gioca, ci si diverte, si recita, in nome della bontà e della spontaneità). Si potrebbe così capire che la storia non ha dato ragione nè alle teorie pedagogiche buoniste nè ai sistemi da scuola/azienda. Questi fattori hanno avuto come unico effetto quello di far perdere importanza, autorità e serietà all’unico vero elemento su cui oggi si spara a zero, ma che è l’unico che potrà riportare agli antichi fasti la nostra scuola: gli insegnanti”.

Pietro Citati: l’università in guerra con Omero e Dante

Martedì 20 maggio 2008 Repubblica ha pubblicato un articolo di Pietro Citati che contiene un nuovo attacco alle scelte fatte negli ultimi anni sulla scuola e l’università. Non ho trovato il link diretto a Repubblica, ma il testo si trova riportato in questo sito. Da leggere assolutamente.

Federico da Montefeltro ispiratore della congiura dei Pazzi

II 26 aprile 1478 nel duomo di Firenze Giuliano de’ Medici viene pugnalato a morte mentre il fratello maggiore Lorenzo si rifugia ferito in sacrestia. Ma i seguaci dei Medici riprendono il controllo e la famiglia Pazzi, considerata responsabile del tentativo di colpo di Stato, viene bandita per sempre dalla città. Ora le ricerche di M. Simonetta hanno rivelato che il vero ispiratore della congiura in particolare sembra essere stato il duca di Urbino Federico da Montefeltro, come dimostra una lettera cifrata di cui l’autore è riuscito a violare il codice.

L’ ENIGMA MONTEFELTRO
di Marcello Simonetta
Rizzoli, Milano 2008, pp. 307, euro 19

da Corriere Proposte, giugno 2008

Una storia sconcertante

Incredibili collusioni consentirono nel 1945 a un numero impressionante di gerarchi nazisti di fuggire in America Latina passando soprattutto per l’Italia (porto di Genova, Alto Adige, Roma in particolare). E’ ormai accertato il pieno coinvolgimento dell’Argentina peronista in questa operazione di salvataggio di nazisti, per non parlare dell’ancor più compiacente Paraguay di Stroessner. Ancora più sconcertante fu la protezione di cui godettero ex esponenti delle SS e di servizi segreti tedeschi negli Stati Uniti negli anni della Guerra fredda. Una lettura che fa riflettere sulle contraddizioni e sui cedimenti etici di cui è impastata la storia recente dell’Occidente.

Marco Dolcetta, GLI SPETTRI DEL QUARTO REICH. Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, BUR, Milano 2007

Contro buonismo e aziendalismo nella Scuola

Il quotidiano on line L’Occidentale dedica una pagina interessante allo stato della Scuola: “Basta con il buonismo e l’aziendalismo nella scuola“. L’Occidentale è uno strenuo sostenitore del centro-destra. Va detto, a chiosa dell’articolo linkato, che nei cinque anni di gestione Moratti del Ministero dell’Istruzione, la tendenza è stata proprio quella che il quotidiano denuncia oggi. La Moratti era un’aziendalista: chi più di lei? La verità è che il pensiero unico che ha dominato nell’ultimo decennio il discorso sulla Scuola rende oggi difficile e contraddittorio qualunque intervento politico. Chi salverà la Scuola?

Gli alunni migliori? Quelli dei corsi di recupero

Elio Fragassi è autore di un interessante intervento critico sui corsi di recupero che ospito volentieri.

“Se ‘il sonno della ragione genera mostri’ (F. Goya) evidentemente, quando sono state concepite le norme dei corsi di recupero, il legislatore sprofondava nel sonno e non sentiva le grida provenienti dal corpo insegnante che, come al solito, si è trovato a subire scelte di didattica prodotte da pedagopolitici che non sono mai stati dietro una cattedra di fronte ad una classe costituita da giovani personalità in formazione, quindi, in mutazione continua.

Quante volte ho assistito in TV, a seminari, incontri e convegni dove tutti parlavano e discutevano, in modo superbo, forbito e raffinato, di scuola ma senza la presenza di insegnanti.
Quante volte, ho sentito affermare, con amarezza e grande sofferenza, da alunni bravi: “Ma chi me lo ha fatto fare a studiare”, facendo germogliare il seme del disagio che ha portato ad emarginazioni e, in qualche caso, ad atti estremi. Continua a leggere…

Ancora un articolo sull’asineria dilagante (e protetta)

Asini a scuola (e a casa) è il titolo di un articolo di Andrea Bajani apparso sulla “Stampa” del 12 marzo scorso. Lo segnalo per la felice sintesi che lo caratterizza. Continuo a chiedermi perchè la consapevolezza dello stato della Scuola che sembrano ormai avere diversi commentatori non tocca ancora politici e riformatori. Dove vivono?

O que serà

Ho scovato su YouTube la canzone O que serà (A Flor da Pele) di Chico Buarque de Hollanda, che qui la canta in coppia con Milton Nascimento. La canzone è del 1976.

Esiste anche un’altra, più nota versione – (A Flor da Terra) -, con testo differente, in Italia cantata da Fiorella Mannoia. Nel video qui sotto Mannoia la esegue splendidamente con lo stesso Chico Buarque. Entrambe le versioni di O que serà costituivano la colonna sonora dell’indimenticato film Dona Flor e i suoi due mariti, tratto dal romanzo omonimo di Jorge Amado. Trovo il testo di A Flor da Terra semplicemente strepitoso: è un testo sull’irriducibilità dei comportamenti umani a qualunque schema esplicativo, e perciò un discorso implicito sul “legno storto dell’umanità” che non si raddrizzerà mai.

Un’analisi realistica dello stato della Scuola

Mario Pirani è uno dei pochi giornalisti che hanno criticato costantemente la pericolosa deriva della Scuola italiana causata dai disastrosi interventi legislativi degli ultimi anni. Un quadro molto chiaro dello stato attuale della scuola e della totale incapacità delle forze politiche in campo di comprenderne la drammaticità emerge dall’articolo Catastrofe scolastica e cecità politica su “Repubblica” del 31 marzo 2008.

Intanto un gruppo di intellettuali ha diffuso dal Liceo Visconti di Roma un appello che condivido in pieno e di cui riporto una sintesi qui di seguito:

Scuola: un partito trasversale del merito e della responsabilità

Roma, 26 marzo 2008

Un appello di: Giorgio Allulli, Gianluigi Beccaria, Giovanni Belardelli, Remo Bodei, Piero Craveri, Giorgio De Rienzo, Giulio Ferroni, Ernesto Galli della Loggia, Sergio Givone, Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Giovanni Sartori, Aldo Schiavone, Sebastiano Vassalli, Salvatore Veca

«Tutti, a parole, considerano centrale la scuola per il futuro del paese. I partiti hanno però il dovere di esporre con chiarezza ai cittadini elettori i loro programmi in materia di istruzione. Programmi che ovviamente saranno in parte diversi, ma che dovrebbero tutti aprirsi con questo preambolo: “Sia le riforme, si a il governo e la vita della scuola, a tutti i livelli, dovranno ispirarsi ai criteri di merito e di responsabilità”. L’aggiornamento dei programmi, la riorganizzazione dell’istruzione superiore, l’autonomia delle scuole potranno dare risultati effettivi e duraturi solo recuperando e mettendo in pratica questi elementari principi dell’etica pubblica e privata.

Al ministro uscente va riconosciuto di aver avviato almeno in parte, un’inversione di tendenza dopo decenni di lassismo. Noi pensiamo che esista un largo consenso trasversale sulla necessità di una scuola più rigorosa. Ma, per questo partito del merito e della responsabilità è arrivato il momento di manifestarsi e di assumere precisi impegni di fronte all’elettorato. Quello di offrire ai nostri ragazzi una scuola più qualificata ed efficace, ma insieme più esigente sul piano dei risultati e del comportamento. E quello di restituire ai docenti, spesso demotivati e resi scettici da troppe frustrazioni, il prestigio e l’autorevolezza del loro ruolo, intervenendo però con tempestività e rigore nei casi, pochi ma negativi per l’immagine della scuola, di palese negligenza o inadeguatezza. Continua a leggere…