Pedagogia e antipedagogia in un articolo di Antonio Scurati

Da non perdere un articolo di Antonio Scurati sulla “Stampa” di oggi (“Godi fanciullo mio, stagion lieta è cotesta”) che mette a confronto la pedagogia di Daniel Pennac e l’antipedagogia della trasmissione “Amici”.

” La scuola cui Pennac tributa la sua graziosa elegia del tempo perduto – in cui fu prima studente somaro e poi professore esemplare – era ancora una scuola (…) che agli studenti sembrava «fatta prima di tutto dagli insegnanti», spesso autoritaria, tediosa e qualche volta perfino spaventosa e oppressiva. (…) Era la scuola che richiedeva sforzo, sacrificio, subordinazione del tempo presente al tempo futuro, ma era anche la scuola che si opponeva al «pensiero magico», che al suo meglio sapeva rompere l’incantesimo dell’eterno presente in cui il bambino-somaro si sentiva destinato «a rimanere una nullità per sempre», la scuola del risveglio alla conoscenza, all’intelligenza, la scuola che poteva perdere gli alunni ma anche salvarli. Una scuola tutta protesa verso l’avvenire dei piccoli umani.

All’estremo opposto sta, invece, l’antipedagogia di Amici, la sua finta scuola, la sua sovrana illusione di un’eterna adolescenza. I ragazzi di Amici, gli aspiranti ballerini, cantanti, attori di questa scuola per celebrità, non saranno mai famosi. E non lo saranno perché lo sono già. La fama non li attende in un futuro raggiunto a fatica grazie allo sviluppo dei loro personali talenti, li travolge nel presente in virtù di un meccanismo di pura e semplice visibilità mediatica. (…) Tutto ciò che li attendeva è già stato, tutto ciò che dovevano avere lo hanno già avuto. E non se lo sono meritato. Sarà già un miracolo se, spente per sempre le luci della ribalta televisiva sui loro vent’anni, non finiranno come un mucchio di disadattati. Ma bisogna avere pietà di questi ragazzi: sono gli eroi e le vittime di una società che tributa un culto idolatrico alla prima giovinezza non avendo una età adulta da offrirle in cambio, che venera la luminosità catodica degli schermi tv non scorgendo altra luce che quella. “

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