Alessandria d’Egitto, città della conoscenza

copj13asp.jpgthe-rise-and-fall-of-alexandria.jpgQuanto dobbiamo ad Alessandria d’Egitto in termini di letteratura, speculazioni filosofiche e religiose, conoscenze scientifiche? Molto più di quanto comunemente pensiamo. La grande biblioteca, forse senza eguali nel mondo antico, bruciata secondo Luciano Canfora (La biblioteca scomparsa, Adelphi) al tempo della conquista romana, distrutta secondo altri dagli Arabi, aveva attratto sotto il regno dei Tolomei, ma a lungo anche in seguito, uno stuolo di studiosi, scienziati, letterati e filosofi.

Eppure questa città cosmopolita, vivificata per millenni dalla sua componente greca, è come sprofondata in un oblio da cui a stento hanno cercata di salvarla nel Novecento il poeta neoellenico Constantinos Kavafis e due scrittori inglesi: Lawrence Durrell, autore di Alexandria Quartet ed E.M. Forster che, lì bloccato dalla prima guerra mondiale, ne redasse una deliziosa Storia e guida caratterizzata da una brillante capacità di sintesi non disgiunta da un fine umorismo. Questo libro è stato ripubblicato in Inghilterra solo nel 1938 e in Italia, da Sellerio, nel 1996, tradotto da Attilio Brilli.

Molto più ampia, ma pur sempre sintetica, è la storia di Alessandria e della sua cultura offerta da Justin Pollard e Howard Reid nel volume intitolato The Rise and Fall of Alexandria Birthplace of the Modern World, Penguin Books 2006. “Fu ad Alessandria – recita la quarta di copertina – che l’uomo cercò di conquistare il mondo attraverso la conoscenza, si rese conto per la prima volta che la Terra era rotonda e non piatta, inventò la geometria, costruì il primo motore a vapore, ideò latitudine e longitudine e disegnò la prima accurata carta geografica del mondo”. E tante altre cose bisognerebbe aggiungere: ad esempio fu ad Alessandria che trovò diffusione (forse nacque) lo gnosticismo, che avrebbe accompagnato come un fiume carsico l’intera storia della cultura occidentale fino a diventare prevalente nel XX secolo, fu in questa città che si tradusse in greco la Bibbia e fu qui che nacquero e si diffusero parecchie “eresie”, infine fu qui che la filosofa Ipazia tentò l’ultima, disperata difesa del pensiero pagano.

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