Il Paese del sei esistenziale

Il commento di Marco Lodoli alla notizia del suicidio di un quattordicenne a Ischia (Uccidersi a quattordici anni perchè ti chiamano secchione su “Repubblica” del 2 novembre) deriso e tiranneggiato dai suoi compagni perché era il più bravo della classe, ha colto nel segno. Il tristissimo fatto mette a nudo il vero e proprio rovesciamento di valori che è stato attuato de facto nella scuola italiana negli ultimi anni, una scuola in cui furbi e tracotanti hanno la meglio sui professori e sui compagni più seri. Ma che cosa è successo alla società italiana? Scrive Lodoli: “Sembra che oggi in Italia la spinta a raddoppiare o triplicare i propri naturali talenti sia dimenticata: si punta sul sei esistenziale, alla linea di galleggiamento… Ogni tentativo di dare di più, di uscire dalla palude tiepida e tranquilla è osteggiato… E chi a scuola vuole dare il massimo viene sbeffeggiato e messo all’angolo”. Lodoli conclude che questa morte atroce “può aiutarci a riconsiderare i valori di fondo della nostra società”. Sottoscrivo e invito a leggere l’articolo dello scrittore-insegnante romano. Credo comunque che il nostro Paese pagherà un prezzo molto alto per gli errori dei finti riformisti della scuola che hanno distrutto l’auterevolezza e la credibilità dell’istituzione. Nel mondo globalizzato una “società del sei esistenziale” non ha un gran futuro.

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